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Psicologia clinica

Il Disturbo paranoide di personalità

Cos’è il disturbo paranoide di personalità? Qual è la differenza tra deliri di persecuzione e di punizione?

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Tra deliri di persecuzione e di punizione

Stavolta parliamo di deliri, di paranoia e di complotto. Ti va? Mettiti comodo.

Cos’è il disturbo paranoide di personalità? Cosa sono i deliri paranoici? Qual è la differenza tra deliri di persecuzione e di punizione?

Quello che succede determina in grandissima parte quello che siamo e magari la nostra personalità può trovare occasioni per esprimersi al meglio.

L’epidemia da Covid ha amplificato alcune lati di ognuno di noi. Le cose che improvvisamente succedono nella nostra vita è che scombussolano visibilmente la nostra vita emotiva sono detti fattori precipitanti.

Come la morte di un nostro caro può essere un fattore precipitante per la depressione nelle persone predisposte, quest’epidemia è stato un fattore precipitante per le persone che erano predisposte alla paranoia.

Non parleremo delle persone che sono ragionevolmente e giustamente molto preoccupate perché le loro attività rischiano di chiudere a causa di alcune cose che i nostri amministratori trascurano; ma forse parleremo di quelle persone che potrebbero credere che gli alieni sono travestiti da presidenti per conquistare l’universo.

Descrivere le tipologie di deliri è complesso anche perché ne esistono di mille tipi. Farlo nei tempi utili per un contributo da fruire velocemente richiede comunque chiarezza.

 Per fare questo parto dall’inizio ma vado veloce, tanto alcune cose le sai già.

Ricordi quando ci siamo messi d’accordo sul perché la psicologia è una scienza? Perfetto.

Te lo ricordi che ci siamo detti che le scienze studiano come sono fatte le cose e come le cose funzionano?

La mente e ciò che il cervello fa, esattamente come la mano prende cose, quello che fa il cervello è la mente.

La nostra mente fa un bel po’ di cose, oltre a quella di far prendere a sua volta cose alla nostra mano, fa cose da sola. Alcune di queste cose vengono chiamate funzioni psichiche o psicologiche: alcune sono più primitive e le hanno pure i vermi, altre sono più evolute e forse le hanno solo le persone. Alcune di queste funzioni sono la percezione, la memoria, l’attenzione, il pensiero, il linguaggio e la coscienza.

Concentriamoci soprattutto su percezione, attenzione, memoria e pensiero: saranno cose fondamentali per capire l’essenza del Delirio.

Pensare è una cosa che facciamo e che facciamo grazie alla nostra mente. I serpenti non sanno pensare come noi.

Pensare è un comportamento a tutti gli effetti

Il modo più facile per capire in cosa consiste il pensare è capire che ogni volta che immaginiamo cose, analizziamo fatti, interpretiamo fatti e giudichiamo fatti, stiamo pensando. Pensare è solo questo? No, ma intanto accontentati di sapere questo.

Per esempio, fuori vedi delle nuvole in cielo (analisi dei fatti), ti ricordi che se è nuvoloso allora può piovere (interpretazione dei fatti) la pioggia non ti piace, e quindi le nuvole non ti piacciono (giudizio dei fatti).

Questa però era facile, perché come ogni cosa che facciamo possiamo farla bene o male. Benissimo o malissimo: anche pensare possiamo farlo in modo geniale o approssimativamente.

Se proprio devo fare il dottore devo dirti che:

“il pensiero può essere disturbato nella forma e nel contenuto”.

Nella forma significa come pensiamo, possiamo pensare ad esempio troppo lentamente, oppure tirare conclusioni affrettate senza valutare decentemente quello che succede; magari la nostra attenzione è diventata selettiva e vediamo solo le cose che vogliamo vedere. Per non parlare di quando il pensiero diventa così rigido che non riusciamo neanche a prendere in considerazione che quello che stiamo pensando può essere messo in qualche modo in discussione; Oppure può essere disturbato nel suo contenuto: cosa pensiamo.

Ad esempio:

 il cielo è troppo limpido, ma se è limpido significa che fra poco sarà troppo nuvoloso, perché quando è sereno poi è nuvoloso. Praticamente fra poco c’è un temporale che può spararmi un fulmine addosso e muoio. Ops, il cielo è sereno e sto per morire.

Il pensiero enunciato sopra è un delirio.

Quando forma e contenuto del nostro pensiero non sono molto precisi, stiamo delirando.

Possiamo definire il delirio come un errore della critica e del giudizio che si struttura sulle nostre credenze acquisite e consolidate che servono a dare senso a quello che esiste e che succede.

Sei d’accordo? Spero di si.

L’esempio di prima del “il cielo è sereno, sto per morire” è un eccesso assurdo e serviva a capirci.

Nella maggior parte dei casi, come sai, non siamo ne perfettamente sani ne totalmente disturbati. Perché siamo persone normali.

Ognuno di noi nella propria vita può delirare e non per questo avere un vero e proprio disturbo del pensiero. Così come ognuno di noi può essere particolarmente triste senza per questo avere la “Depressione”.

I deliri classificati per tipologia sono vari. Quelli che per ora sembrano un po’ più diffusi perché li vediamo ogni giorno su facebook, riguardano i deliri che si basano sulla paranoia.

Preciso una banalità: La paranoia non è la noia, ne l’abbuttamento ne tantomeno le camurrie.

La paranoia è quell’atteggiamento sospettoso determinato dalla sensazione di essere minacciati.

“Attento, ci stanno ascoltando”.

Quando siamo paranoici la nostra mente comincia a farci delle domande e ce le fa ripetutamente:

  • “quanto sono minacciato?”;
  • “posso difendermi?”;
  • “perché ce l’hanno con me?”;
  • “ma cel’hanno solo con me o con quelli come me?”;
  • “ ce l’hanno con tutti?”.

E ci siamo arrivati. Ben arrivati nel complotto dei poteri forti, di bildenberg, dei rettiliani, della terra piatta.

Si, ce l’hanno con noi perché abbiamo scoperto tutto e adesso vogliono metterci il bavaglio con la scusa del Covid che nemmeno esiste. Sono tutti d’accordo tra loro. 😉 occhiolino.

La fregatura dei deliri condivisi è che , tra deliranti, si condivide solo l’idea del complotto, perché poi ognuno pensa quello che vuole circa cause, motivi e conseguenze. E vale per entrambe le parti estreme: Dal covid non ce n’è al covid è dappertutto e non c’è mascherina che tenga si salvi chi può.

torniamo al delirio paranoico:

Come può essere questo delirio paranoico?

Il Delirio Paranoico può essere fondamentalmente di due tipi: di persecuzione e di punizione.

È un delirio di persecuzione quando crediamo che gli altri sono cattivi e che ce l’hanno con noi ma noi non abbiamo fatto niente. Quella che proviamo e quindi rabbia perché vogliono fregarci e noi dobbiamo difenderci da questi maledetti.

È un delirio di punizione quando crediamo che non sono gli altri cattivi, ma che cattivi lo siamo noi e che quindi gli altri vogliono ragionevolmente punirci. Magari abbiamo fatto una marachella e pensiamo che ormai lo sanno tutti e che tutti stanno cercando le prove per punirci. Facciamo quindi di tutto per non farci scoprire. Anche se magari all’inferno ci andiamo lo stesso. In questo caso non proviamo rabbia, ma ansia e paura.

Ci sei arrivato da solo, il delirio di persecuzione condiviso è alla base di tutte le teorie complottare.

Ma perché diventiamo paranoici? Ognuno di noi può diventare paranoico per tantissimi motivi. Anche le droghe e l’alcool possono farci diventare paranoici.

Possiamo ipotizzare comunque che:

Il disturbo paranoide di Personalità

la paranoia si configura in persone che hanno imparato per un motivo qualsiasi che non ci si può fidare così tanto degli altri.

I comportamenti della persona tendente alla paranoia sono caratterizzati da diffidenza e sospetto.

Ma anche qui si apre un mondo. Intanto riflettiamo su questo e sul fatto che quando questo modo di pensare, di provare emozioni e di comportarsi può strutturare un disturbo dipendente di personalità.

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Psicologia clinica

Noia, Angoscia e Disperazione

Cos’è la noia? Cos’è l’angoscia? Cos’è la disperazione? Perchè la noia può determinare un angosciante senso di vuoto?

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Scusatemi. Mi dispiace. La settimana scorsa non sono riuscito a pubblicare il contributo settimanale. Sono un po’ incasinato e ho poco tempo.

Mi sono però venute in mente alcune cose:

 Noi siamo fatti per fare cose.

Gli esseri umani devono fare cose.

 È la nostra natura. Non siamo più scimmie che amano stare sugli alberi a masticare foglie. Non ci possiamo fare niente. È vero che quando abbiamo troppe cose da fare, ci stanchiamo e magari diventiamo stressati e insofferenti, ma è anche vero che quando non abbiamo niente da fare per un bel po’ soffriamo di più: soprattutto se ci sentiamo anche soli.

Da sempre le persone, all’interno delle loro comunità sono sempre state abbastanza impegnate. Il tempo per dormire non è mai stato abbastanza. C’era sempre qualcuno che doveva andare al fiume a lavare i panni, qualcuno che doveva riparare il tetto di paglia e qualcun altro che doveva attraversare la foresta per portare buone o brutte notizie. Praticamente l’evoluzione sociale ha portato l’umanità a capire come fare meno cose per stancarsi di meno e per questo certe volte i figli non sono mai stati abbastanza. Forza lavoro semplice da mandare o a zappare o in guerra.  Ora, dopo 200mila anni di storia ci è quasi riuscita. Ma qui viene il bello. Perché se abbiamo sempre lottato per farci sfruttare il meno possibile, adesso il problema è opposto, nessuno sembra volerci più sfruttare e stiamo diventando praticamente inutili.

la cosa ancora più brutta è che se non abbiamo niente da fare ma gli altri invece qualcosa sembrano farla, è ancora peggio, perché siamo anche soli.

L’altra volta ero in macchina e alla radio passa una canzone, che fa così:

“ti ricordi quell’estate, in modo anche se pioveva, e poi se tornerai, riconquisteremo il mondo”.

Lo so, è una canzone degli 883, ma mi sono commosso lo stesso. Che ci posso fare.

Mi era tornato in mente un mio carissimo amico che non so per quale motivo non frequento più. Cioè, credo che ad un certo punto della sua vita abbia deciso che non c’era più motivo di frequentarci. Non abbiamo mai litigato.

E poi una dietro l’altra ho pensato a tutte quelle persone che ci hanno lasciato, anche io avevo nonni fantastici. Insomma, ho pensato a tutte quelle persone che ogni tanto la loro assenza ci fa sentire un po’ più soli.

Nessuna attività da fare + nessuna persona da incontrare = CATASTROFE.

Ti capita? Certo che ti capita.

Ed è un problema.

Questa volta vorrei parlare di questa cosa.

Ok, la conosci le passanti di Fabrizio de Andrè? No, non la conosci.

Immagini care per qualche istante
Sarete presto una folla distante
Scavalcate da un ricordo più vicino
Per poco che la felicità ritorni
È molto raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
È più difficile dimenticarti
Di quelle felicità intraviste
Dei baci che non si è osato dare
Delle occasioni lasciate ad aspettare
Degli occhi mai più rivisti

In queste due strofe c’è praticamente tutto. Il passato, con tutta la sua malinconia, lascia piacevolezza. Tristezza piacevole.

Non è il passato che condiziona il nostro stato emotivo presente, ma è il nostro presente che condiziona il nostro stato emotivo presente. È la spiacevolezza del presente che ci fa idealizzare il passato.

Ti ricordi quando ci siamo raccontati che lo stress è uno stato di tensione emotiva?

Ogni volta che abbiamo qualcosa da fare, perché la dobbiamo fare, siamo più o meno stressati in modo piacevole o spiacevole. Tutto quello che facciamo serve a riportarci ad un sopportabile o piacevole equilibrio emotivo. Giusto? Giusto.

Cosa succede quando non abbiamo niente da fare?

Ci annoiamo.

 La noia non è altro che uno stato personale totalmente privo di ogni tipo di tensione emotiva. Sei, triste? No. Sei Felice? No. Sei arrabbiato? No. Hai paura? No. Perfetto. Sei annoiato.

La noia è anche bella. Hai in mente quando facciamo qualcosa di importante? O raggiungiamo un obiettivo significativo? Bene. Dopo la gratificazione iniziale, quella che segue è una fase di noia. Bellissimo. Quello stato in cui tutto sembra non avere importanza. Siamo soddisfatti e ci godiamo il bel niente. Magari mettiamo un disco che non mettevamo da un bel po’ perché non avevamo neanche il tempo di pensare che l’avevamo ancora.

Bellissimo.

Ma che succede quando questo stato di noia è eccessivamente prolungato?

Cominciamo ad avvertire il vuoto.

Il vuoto emotivo non è altro che uno stato prolungato di noia. Uno stato in cui non solo non facciamo niente, ma non abbiamo un piano, un programma, delle aspettative. Mamma mia.

Bruttissimo.

La fregatura delle fregature è che il vuoto può diventare angoscia e l’angoscia  è devastante.

L’angoscia è quel peso insostenibile fatto di vuoto, disperazione e ansia.

Una tristezza profonda determinata dalla sensazione di non avere niente, nemmeno la speranza.

 E l’ansia determinata dalla sensazione di non avere possibilità o capacità di poterne uscire fuori.

E quindi che si fa. Come che si fa. Non ci stiamo cominciando a capire?

Fai qualcosa. Cosa? Qualsiasi cosa mannaggia. Non lo sai? Lo so.

Almeno comincia a pensarci.

Serve un piano.

Anche perché il rischio è che la fase successiva sia cominciare a pensare al suicidio e poi cominciare seriamente a prenderlo in considerazione. Cioè il suicidio sembra una via d’uscita e paradossalmente il piano per la nostra vita diventa pianificarne la fine. Non scherziamo.

Hai mai avuto il commodore 64? Io si. Ogni tanto mi ricordo quanto era bella giocare col commodore, ma diciamoci la verità i giochi facevano schifo. Erano bellissimi ma rispetto a quelli di ora, facevano schifo. Cioè solo chi non si gode la realtà continua a credere che era meglio prima.

Io i nonni non li ho più però quando guardo i miei figli con i miei genitori mi rendo conto che sono tornati.

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Generale

La psicoterapia cognitiva comportamentale non cura “solo il sintomo”

la psicoterapia cognitivo comportamentale non cura solo il sintomo. Questo pregiudizio nasce in contrapposizione agli altri modelli che…

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La terapia cognitiva comportamentale cura solo il sintomo?

Che vuol dire curare il sintomo?

L’altra volta un mio amico mi ha detto: “Sto cercando uno psicologo però non vorrei andare da un cognitivo comportamentale perché non ho un disturbo specifico, quindi non ho sintomi da curare. Mi piacerebbe di più parlare”.

Qualcosa di simile, il senso era questo.

Ma parlare di cosa del senso della vita? Dell’origine dell’universo?

Non credo.

Chi va dallo psicologo vuole risolvere il proprio disagio emotivo.

Se mi fa male una gamba e vado dal dottore, mica gli dico: “guarda, della gamba non mi interessa poi così tanto. Vorrei parlare dei sacramenti. Tu che ne pensi”.

Quindi,

 dallo psicologo ci vanno le persone che vivono un disagio emotivo più o meno complesso, più o meno intenso e più o meno prolungato nel tempo.

Sulla psicologia e sugli psicologi ci sono tanti pregiudizi e tanti stereotipi, questo è uno dei tanti ed in particolare si rivolge agli psicologi psicoterapeuti specialisti in terapia cognitiva comportamentale.

Vorrei approfittarne per chiarire alcune cose.

La terapia cognitiva comportamentale non cura i sintomi ma la persona nella sua totalità.

La credenza che la psicoterapia cognitiva comportamentale si concentrasse eccessivamente nella cura del “sintomo” si è diffusa in contrapposizione alle cosiddette terapie del profondo, tipo la psicanalisi.

Ci sono stati anni in cui i modelli psicoterapeutici erano in forte contrasto ed anche in competizione tra loro.

Tra le fazioni i cognitivisti accusavano gli psicoanalisti di perdersi in chiacchiere con la scusa di fare terapie inconcludenti che duravano secoli ma che loro definivano necessarie per curare davvero la persona in tutta la sua complessità e profondità;

e gli psicoanalisti accusavano i cognitivisti o comportamentisti di fare terapie eccessivamente concentrate sui sintomi che funzionavano all’inizio ma che poi alla lunga la malattia sarebbe ricomparsa.

Da parte mia posso dire e confermare che il fatto che la terapia cognitiva comportamentale si preoccupa di curare solo il sintomo è assolutamente falso, oltre che farlo sarebbe inutile.

Credo che tutti i modelli psicoterapeutici ormai si approccino alla persona in quanto tale.

il “sintomo”, rappresenta il problema attivo presentato dal cliente paziente ed esprime la difficoltà, la criticità che si vorrebbe approfondire e risolvere.

Per esempio, non serve che la persona dica: “sono depresso e penso di volermi suicidare tanto tutto è inutile”, per identificare 2 sintomi: Umore basso e assenza di speranza. Il solo fatto di dire: “sono insoddisfatto, penso che mi manchi qualcosa ma non so esattamente cosa”, frase che ogni tanto potremmo pensare e dire tutti” è di per sé sintomatica perché esprime un disagio emotivo. Un disagio emotivo che può essere semplice e lineare o complesso e strutturato ed è da queste prime dichiarazioni che bisogna approfondirne origine e complessità.

Quello che dico sempre è: “cominciamo a raccontarci le cose più facili ed ovvie e poi se non dovesse bastare, approfondiremo senza cadere in facili e magiche interpretazioni.

Esattamente come ispira il principio del rasoio di Occam che alla fine è il principio che orienta la scienza.

Ne hai mai sentito parlare? Te lo racconto brevemente. Ce ne sono mille versioni ma sinteticamente la storia è questa: una volta un signore ha trovato un oggetto dalla forma strana durante degli scavi archeologici  e allora tutti gli archeologici, storici e filosofi del mondo si sono riuniti per capire cos’era. Qualcuno diceva è uno strumento di misurazione del tempo, qualcun altro addirittura diceva che serviva ad aprire un portale extra dimensionale per gli alieni. Alla fine, ad un certo punto uno dice: “Signori, è un rasoio. Rilassatevi. Questa pietra prima era affilata e la usavano per farsi la barba”.

Posso confermare che “il profondo” se necessario, è approfondito pure dai comportamentisti, nel momento in cui fanno un’analisi e una valutazione delle esperienze di vita precoci che se particolarmente spiacevoli, hanno potuto predisporre, determinare e condizionare negativamente la crescita della persona.

In ogni caso,

smettiamola di cadere nel tranello fomentato ultimamente pure dai vari counselor e coach che dicono che dallo psicologo ci vanno quelli che hanno un disturbo psicologico preciso mentre da loro ci vanno quelli che vogliono parlare di come diventare campioni ricchi e forti.

 A parte che non sarebbero capaci di riconoscere chi ha un disturbo psichiatrico da chi non ce l’ha, queste persone giocano a fare gli psicologi esercitando abusivamente la professione.

Ma va bene così, andiamo dove vogliamo. Sono secoli che nella maggior parte dei casi basta andare dal prete o nei casi peggiori dal barbiere.

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Psicologia clinica

La Gelosia

Cos’è la gelosia? perché può essere pericolosa? Come si riconosce la gelosia? Come si gestisce e si controlla la gelosia?

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A proposito di Gelosia…

Come per le altre emozioni, proviamo a vederci più chiaro.

Cos’è la gelosia? Come funziona? Come la gestiamo?

Sicuramente non sarò esaustivo, non è possibile esserlo in questo modo, ma spero almeno di essere un po’ utile.

Se hai letto gli altri contributi, dovresti sapere che l’attivazione emotiva dipende da come interpretiamo quello che sta succedendo.

Ogni volta che succede qualcosa, la nostra mente osserva, interpreta e giudica. Lo fa continuamente. Se qualcosa per la nostra mente è rilevante, allora attiva l’emozione che ritiene più opportuna. Così facendo, la nostra attenzione selettiva viene coinvolta ed agiamo nel modo che a nostro avviso ci riporterà alla serenità.

D’altra parte,

ogni nostro comportamento potrebbe essere un piano finalizzato all’equilibrio emotivo.

  • Ho paura dei cani? L’ansia va su. Entro in macchina? L’ansia va giù.
  • Mi sorpassi da destra? La rabbia va su. Ti grido contro? La rabbia va giù.

Ansia e rabbia sono emozioni semplici ed elementari.

Se non l’hai già fatto, potresti leggere cosa sono ansia e rabbia perché la gelosia è complessa e composta prevalentemente da queste due emozioni.

La Gelosia si compone di Ansia, rabbia e una relazione sociale romantica, amicale, familiare, lavorativa, ….

Se l’ansia ci mette in allarme circa una probabile minaccia dalla quale dobbiamo difenderci, la rabbia è la più automatica strategia di difesa.

Quando pensiamo che potremmo essere feriti e quindi crediamo di poter vivere una situazione di pericolo possiamo adottare prevalentemente tre strategie. Non reagire-scappare, reagire male o reagire bene.

Quando non reagiamo, perché pensiamo che tanto sarebbe inutile tanto non avremmo scampo, allora cominciamo a diventare tristi rassegnandoci all’inevitabile perdita.

Se invece scegliamo di reagire uno dei modi per farlo male è quello di attaccare.

Ci arrabbiamo quando pensiamo che una regola che per noi è importante è stata infranta e soprattutto se a causa di questa violazione stiamo perdendo una cosa importante.

  • Mi superi a destra. Non si fa. Potevo farmi male. Ti inseguo gridando perché devo illudermi di poterti ferire (rabbia).

Adesso sono sicuro che stai cominciando a capire cos’è la gelosia.

  • Tu sei mia. Quello che fai non si fa. In questo modo potrei perderti. Devo difendermi. (Ansia+Rabbia).
  • hai salutato a quello? Quello ti vuole. Non dovevi parlargli tutto sto tempo. Io non do la colpa a quello. Io do la colpa a te. Sei una XXX.

Nel “geloso”, non bisogna inoltre trascurare una certa insicurezza e sensazione di vulnerabilità trascurata e non del tutto consapevole.

“Se tu sei mia, ma posso perderti è perché probabilmente io non sono abbastanza forte da saperti conservare”.

Come ogni altra emozione, anche la gelosia agisce su vari livelli. Può andare dal semplice fastidio e dalla semplice irritazione che al massimo ci fa mettere il broncio per un po’, alla sensazione di disperazione più estrema con ira funesta che distrugge tutto ciò che di più caro abbiamo vicino solo per avere quell’effimero ma potentissimo sollievo immediato. Le conseguenze dopo quel sollievo le conosciamo tutti.

La catena comportamentale potrebbe essere questa:

  1. Regola fortissima. Rigida doverizzazione.
  2. Frustrazione
  3. Catastrofizzazione
  4. Giudizio

Ad esempio: Tu devi fare così, così e così. Invece fai questo, questo e questo. (REGOLE); Perché se non fai così io non lo sopporto e non posso sopportarlo (FRUSTRAZIONE); In questo modo tutto sarà un disastro più totale ed un casino assoluto (CATASTROFIZZAZIONE); In questo modo tu sei una XXXXXX ed io faccio la figura del XXXXXXXX (GIUDIZIO); Tutto questo non posso accettarlo e lo impedirò.

La gelosia è strana perché spesso ci fa amare la stessa cosa che ci spaventa.

Altre volte si riversa su altre: amo te ma sono geloso di Y.

Tutto quello che ci siamo detti, naturalmente non riguarda solo gli uomini.

Riconoscere le proprie emozioni, i propri pensieri ed i propri comportamenti anche in questo caso è quindi necessario per ritrovare una maggiore e più adeguata serenità.

Sò che la gelosia non si esaurisce in queste poche righe. Per me era solo importante riuscire a definire in confini dentro il quale la gelosia si muove.

Approfondimento col video seguente (GELOSIA 2)

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